Incendi e radiazioni: un pericolo da non sottovalutare | Labor e Sistemi ®

Incendi e radiazioni: un pericolo da non sottovalutare

 

Gli incendi costituiscono un fattore in grado di danneggiare profondamente il patrimonio naturale, ma possono anche rappresentare una causa di diffusione di radiazioni nucleari attraverso nubi tossiche.

Questo allarme sta facendo il giro del mondo, ed è legato a un incidente ancora impresso nella memoria collettiva nonostante i non pochi anni passati: lo scoppio del reattore della centrale nucleare di Chernobyl.

L’allarme è stato lanciato da uno studio pubblicato sulla rivista Ecological Monographs: il rischio è legato soprattutto all’aumento degli incendi boschivi, che libererebbero le radiazioni nucleari da tempo intrappolate negli strati superiori del terreno.

Le rilevazioni dello studio sono frutto dell’osservazione delle immagini satellitari di incendi risalenti al 2002, al 2008 e al 2010. Sono state poi monitorate le rilevazioni relative alla quantità di cesio 137 (un isotopo del cesio) nelle foreste ucraine, in particolare in quei quasi 5000 km2 che sono stati evacuati nel 1986.

L’ambiente forestale è particolarmente congeniale quando si parla di trattenere gli ioni radioattivi: gli alberi svolgono un ruolo decisivo a questo proposito, e le foglie morte li fanno riaffiorare al suolo.

Quali effetti specifici hanno avuto gli incendi immortalati dalle immagini del satellite? Proprio quello di far riaffiorare al suolo circa il 2% del cesio 137 che era stato immagazzinato negli strati superiori del terreno.

Ovviamente le radiazioni si sono diffuse, e in questo specifico caso si parla di rilevazioni positive riscontrate in Turchia e in Scandinavia. Gli incendi boschivi riportano a galla un dramma ambientale che non ha mai effettivamente abbandonato la memoria collettiva.

Quel che è peggio è che le rilevazioni portate alla luce da questo studio potrebbero essere anche ottimistiche rispetto alla realtà dei fatti: a portare l’attenzione su questo volto della situazione è Ian Fairlie, che di radioattività se ne intende, in quanto è stato per anni capo del comitato di rischio radioattivo legato al governo britannico. Da sempre contrario al nucleare come soluzione per la limitazione dell’inquinamento globale, Ian Fairlie ha parlato di rischi ancora più grandi connessi agli incendi nelle foreste ucraine.

Le sue assunzioni si basano soprattutto sull’emi vita del cesio 137, che si aggira attorno ai 30 anni. Riscaldamento globale e instabilità politica costituiscono i punti chiave per focalizzare i motivi dell’aumento d’incendi nelle foreste ucraine.

Il patrimonio boschivo mondiale ci protegge da tantissimi pericoli, e preservarlo dagli incendi rappresenta un nostro preciso dovere se vogliamo evitare che si ripetano drammi ambientali come quello del reattore di Chernobyl, una tragedia che ci ha portato a capire quanto l’uomo debba riconoscere i limiti della natura e rispettarli nella loro essenza.