Catena della sopravvivenza BLSD, i 5 anelli - Primo Soccorso Milano

Catena della sopravvivenza BLSD, i 5 anelli – Primo Soccorso

Catena della sopravvivenza

Cos’è la catena della sopravvivenza ?

Per “catena della sopravvivenza” si intende la serie di azioni, da eseguire tempestivamente ed in rapida successione, per rianimare una persona colta da accidente di tipo cardiovascolare.

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Si parla, quindi, di:

  • Infarto
  • Perdita di coscienza a seguito di un trauma
  • Shock post traumatico come nel caso dell’annegamento
  • Complicanza da attacco convulsivo o epilettico e di tutte quelle situazioni in cui è necessario applicare il protocollo di primo soccorso per far ripartire il cuore e/o la respirazione.

Si chiama “catena” perché ci si rifà al logo con cui queste manovre sono rappresentate nei manuali e nei libri che spiegano come comportarsi in presenza di emergenza, ossia degli anelli concatenati, ognuno dei quali rappresentativo di uno step specifico.

È importante specificare e ricordare che tutti possono attuare la catena della sopravvivenza: non è necessario essere in possesso di specifici attestati né di essere per forza dei medici o dei paramedici.

Conoscere il comportamento corretto da tenere in presenza di una persona bisognosa di rianimazione, anzi, può essere fondamentale per salvare una vita umana.

Il primo anello

Primo anelloIl primo anello, o step, o, semplicemente, la prima cosa da fare per mettere in moto la catena della sopravvivenza è l’allarme precoce.

Se ci si trova in presenza di una persona che ha palesemente bisogno di soccorso perché versa in gravi condizioni, occorre telefonare immediatamente ai numeri di emergenza.

Il 112 è il numero unico da chiamare per queste situazioni. Il centralinista passerà, non appena gli verrà comunicato il motivo della chiamata, la telefonata al distretto sanitario più vicino. Questo potrà essere il pronto soccorso oppure la sede della CRI con servizio di ambulanze.

Saper riconoscere i sintomi di una grave emergenza è fondamentale. In presenza di una vittima in stato di incoscienza, o che fatica palesemente a respirare e accusa forti dolori a petto e stomaco, o in preda a convulsioni o stato gravemente confusionale bisogna immediatamente e senza indugio far accorrere qualcuno sul posto.

È molto importante, al momento della telefonata, mantenere la calma e spiegare brevemente ed in modo chiaro la gravità della situazione che si sta fronteggiando, ricordandosi di dare coordinate precise del luogo in cui ci si trova.

Se questa prima fase informativa viene eseguita in modo efficiente si aumentano nettamente le probabilità di salvare la vita alla vittima, in quanto i mezzi di soccorso arriveranno agevolmente nel giro di pochi minuti, guadagnando tempo prezioso.

Il secondo anello

Il secondo anello della catena della sopravvivenza prevede la messa in atto della manovra di rianimazione cardio-polmonare, o RCP precoce, ossia rianimazione cardiopolmonare precoce.

È importante sapere che prima si inizia la rianimazione, più margine di successo essa avrà. Infatti, nel momento stesso in cui si ferma il cuore, per ogni secondo trascorso aumenta in modo esponenziale il rischio di morte o di gravi danni neurologici, per mancanza di ossigeno al cervello.

L’obiettivo primario del soccorritore, quindi, in presenza di arresto cardiaco, è quello di far ripartire l’organo nel minor tempo possibile. La RCP si esegue insufflando aria nella bocca del paziente e, alternativamente, comprimendogli il torace.

La tecnica della respirazione bocca-bocca o bocca-naso ( solitamente consigliata nei casi pediatrici ) concorre a mantenere adeguatamente ossigenati gli organi vitali, riducendo al minimo il rischio di ipossia, soprattutto cerebrale.

RCP - Respirazione cardio polmonareLe compressioni toraciche, invece, hanno lo scopo di stimolare l’organo cardiaco a riprendere la sua corretta attività. La RCP difficilmente risolve un arresto cardiaco ma è di fondamentale importanza per rendere più efficaci le terapie successive, in quanto rifornisce il muscolo cardiaco ed il pacemaker naturale di ossigeno, cosa che sarà fondamentale per la buona riuscita della defibrillazione.

Il terzo anello

Il terzo passo da compiere, durante una catena della sopravvivenza è la defibrillazione. Questa tecnica, che si effettua mediante l’uso di un dispositivo medico chiamato defibrillatore, consiste nel fermare per qualche secondo tutte le attività del cuore.

Anomalie della ripolarizzazione per Elettrocardiogramma

defibrillatoreIn questo modo, se il miocardio è adeguatamente ossigenato, avviene la ripolarizzazione di tutti gli impulsi elettrici ed il cuore tende a ripristinare la sua attività corretta e fisiologica. Per dirlo in parole semplici è come spegnere e riaccendere il cuore che, essendo un organo elettrico, può ristandardizzarsi grazie a quei pochi secondi di pausa.

La defibrillazione cardiaca è da effettuare in caso di fibrillazione ventricolare o grave tachicardia ventricolare in assenza di polso. Va effettuata il prima possibile, in quanto la sua efficacia è massima solo se applicata entro pochi minuti dall’arresto cardiaco.

È importantissimo sapere e ricordare che il defibrillatore non deve mai essere utilizzato in presenza di gas, fumo o nelle vicinanze di materiale infiammabile o fiamme vive.

Bisogna avere sempre la prudenza di valutare la sicurezza delle condizioni ambientali prima di agire. In caso queste non fossero garantite bisogna fare in modo di spostare il paziente, preferibilmente facendosi guidare telefonicamente dal pronto soccorso più vicino su come fare.

Come e dove imparare ad effettuare la catena della sopravvivenza

Generalmente, la catena della sopravvivenza è una procedura che imparano ed attuano tutti gli addetti al primo soccorso, quindi medici e paramedici ma anche volontari e soccorritori.

Chiunque voglia approcciarsi all’esperienza del volontariato dovrà necessariamente padroneggiare questa tecnica e, quindi, frequentare dei corsi specifici. I corsi sono comunque aperti a tutti e possono essere frequentati per cultura personale, tornando utili in caso ci si trovasse ad affrontare un’emergenza in strada.

Il corso defibrillatori è solitamente chiamato Basic Life Support, ovvero “supporto di base per le funzioni vitali” ed insegna, in ore di teoria ed ore di esercitazione pratica, tutti gli anelli della catena.

Questi protocolli di emergenza sono trascritti e consultabili nelle linee guida della BLS e BLSD, rispettivamente “Basic Life Support” e “Basic Life Support con aggiunta della tecnica della defibrillazione“.

Al termine di questi corsi, prima di ricevere un attestato che certifichi la partecipazione alle lezioni, si verrà sottoposti ad un semplice esame, per verificare che non ci siano lacune nell’apprendimento dei concetti e della loro messa in atto.